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LA CULTURA VINCE!

Aggiornamento: 17 dic 2019




Oggi non si legge più e gli italiani, in questo, detengono un triste primato europeo e mondiale.

Non sono i luoghi comuni a parlare ma le statistiche. Oggi, infatti, in Italia solo 4 persone su 10 hanno dichiarato di aver letto almeno un libro durante l'anno precedente (rilevamento ISTAT 2018). Questo su base nazionale. Se dovessimo suddividere il territorio italiano nelle consuete tre fasce fatte di Nord, Centro e Sud, troveremmo davvero di che preoccuparci: al Sud infatti si rilevano i valori più preoccupanti, con percentuali di "lettori" davvero vicine quasi allo zero, se si considera che coloro che hanno dichiarato di aver letto almeno un libro durante l'anno precedente, senza nulla voler togliere a nessuno, hanno poi affermato trattarsi soltanto di brevissimi romanzi (da ombrellone) o addirittura di biografie di calciatori o similari.



Un paragone che lascia riflettere... e tanto!


Nulla di grandemente impegnativo, quindi... A questa numerosa popolazione di non lettori si ritrova ad opporsi quella, assai meno numerosa, dei lettori veri, vale a dire di coloro che hanno dichiarato di leggere mediamente un libro al mese! Un contrasto assai stridente, non è vero? Un solo "romanzetto" in un anno, contro 12 libri assai più impegnativi, sempre nell'arco di un anno. Un paragone che non tiene e che lascia riflettere...e tanto! Possibile pensare che letteratura, scienza, storia, ricerca, ecc., siano materie di pochissimi italiani, mentre gli altri preferiscono, ben che vada, il romanzo rosa o la biografia di questo o quel calciatore, possibilmente anche un po' sgrammaticato nel parlare?


In una società di "laureati" come è quella italiana di oggi, sembrerebbe un vero controsenso la statistica finora citata ed invece è proprio così. Un tempo, infatti, quando i laureati erano assai meno, il cosiddetto romanzo rosa era definito letteralmente "da servetta", vale a dire di usuale lettura da parte del personale di servizio femminile, che solitamente non avendo avuto la possibilità di studiare, mostrava un livello culturale non certo eccellente; da ciò la consequenziale possibilità di poter leggere unicamente testi molto semplici e diretti, dal significato immediatamente comprensibile. I libri a carattere scientifico, storico, letterario, ecc., vale a dire di maggiore impegno intellettuale erano, conseguentemente ad appannaggio di persone evidentemente più erudite, spesso con un titolo di studio elevato per l'epoca; i laureati, appunto.




Oggi, laureati e non, semplicemente non leggono più.


Oggi le cose sembrano essersi appiattite su un unico livello. Sembra, infatti che l'intera società, senza distinzione alcuna tra classi sociali, ovvero tra livelli di istruzione, quasi rifiuti la lettura, considerandola "cosa di altri tempi" o, talvolta, troppo faticosa o peggio ancora inutile, nella (errata) convinzione che, per poter ottenere nozioni e/o informazioni, i mezzi tecnologici attuali, nella rappresentazione pratica di internet, possano meglio sostituirsi ed anche più velocemente, ai tradizionali libri cartacei. In breve, oggi, laureati e non, semplicemente non leggono più. Alcuni indicano tutto ciò come condizione necessaria dell'epoca moderna per ottenere il progresso, ma nella pagina principale di questo sito abbiamo spiegato come il progresso stesso sia il frutto della sapienza, della cultura, senza la quale, quindi, ogni evoluzione del genere umano sarebbe stata impossibile. Altri, molto più acutamente, vedono in questo fenomeno una vera e propria involuzione della società, ma per nulla naturale o spontanea. In molti, infatti, pensano che tale tendenza alla "non lettura", che di fatto si concretizza in una perdita, nel giro di una o due generazioni al massimo, del patrimonio culturale di un'intera nazione, possa essere stato scientemente pianificato, applicando alla lettera ed assai più cinicamente dei nostri antenati, il principio del "panem et circenses", in base al quale, per poter facilmente governare il popolo, l'oligarchia deve concedergli i mezzi per il suo sostentamento ed i giochi. Tradotto per i nostri tempi ciò significa che con una retribuzione mensili a stento dignitosa ed una continua distrazione mediatica, il popolo può essere assai più facilmente "gestito". Già, perché la cultura, aprendo le menti, crea le basi per formulare domande sempre più intelligenti. Al contrario, l'assenza di cultura non genera domande e quindi neppure la necessità di dare risposte.


Senza voler assolutamente ricadere nel contesto politico, dal quale la nostra Associazione vorrà sempre tenersi estranea, ma solo come logica prosecuzione del ragionamento in essere, c'è da dire che non è affatto un segreto che tutti i regimi dittatoriali del mondo, dichiaratamente tali o abilmente occultati sotto altre forme ufficiali, hanno quale primo obiettivo, quello di vietare lo studio e l'acculturazione dei rispettivi popoli, con espliciti divieti o con la continua "distrazione di massa" mediatica, fatta eccezione per l'unico percorso di studi consentito dagli stessi rispettivi regimi. E ciò è valido anche per le dittature a carattere religioso dette teocrazie. Proprio questo tristissimo aspetto è la chiara conferma di quanto la cultura possa costituire un reale pericolo, una pericolosa insidia, per coloro che desiderano un popolo facile da "ammaestrare", e quanto questa sia quindi di vitale importanza per l'evoluzione del genere umano: un'autentica "conditio sine qua non"! Ed in questa eterna battaglia, la cultura vince! Ma bisogna esserne convinti e non... lasciarsi distrarre.









 
 
 

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