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I 10 libri più letti di sempre

(per numero di copie vendute)

1. Il Corano (a.644) – oltre 3 miliardi;
2. La Bibbia (Traduzione di Re Giacomo)  (a.1611) – oltre 2,5 miliardi;
3. Libretto Rosso (a.1964) – Mao Tse-tung – 800 milioni;
4. Don Chisciotte (a.1512) – Miguel de Cervantes – 500 milioni;
5
. La saga di Harry Potter (a.1997-a.2007) – J.K.Rowling – 450 milioni;
6. Le Due Città (a.1859) – Charles Dickens – 200 milioni;
7. Il Signore degli Anelli (a.1954-1955) – J.R.R. Tolkien – 150 milioni;
8. Il Piccolo Principe (a.1943) – Antoine de Saint-Exupéry – 140 milioni;
9.  - Alice nel Paese delle Meraviglie (q.1865) – Lewis Caroll – 100 milioni;
     - Il Sogno della Camera Rossa (q.1754) – Cao Xueqin – 100 milioni;
     - Dieci piccoli indiani (a.1939) – Agatha Christie – 100 milioni;
     - Lo Hobbit (a.1937) – J.R.R. Tolkien – 100 milioni;
10. Il leone la Strega e l’armadio (a.1950) – C.S. Lewis – 85 milioni.

(Dati: https://libreriamo.it/investiamo/10-libri-piu-letti-tutti-tempi/)

    Nelle prime 3 posizioni, su un totale di 10 titoli, con tirature davvero impressionanti, ritroviamo due testi aventi carattere chiaramente religioso ed uno, altrettanto chiaramente, politico.

 

    Scorrendo ancora, dalla 4^ posizione fino al termine della classifica troviamo fondamentalmente dei romanzi.

        Questa osservazione lascia pensare... O forse, meglio ancora, ci lascia riflettere su un aspetto davvero importante, vale a dire che l'essere umano (perché la classifica è stata stilata a livello mondiale), con molta probabilità, preferisce letture non molto impegnate. A parte infatti il caso del "Libretto Rosso", venduto in massima parte in Cina, quindi in uno Stato notoriamente dittatoriale da decenni e pertanto acquistato non sempre in maniera spontanea dai cinesi, restano ben 9 testi, notoriamente scritti, come si suol dire, "per tutti", cioè per una media di pubblico al quale non si richiede alcuna preparazione culturale specifica. Per avvicinarsi alla lettura di testi sacri, piuttosto che romanzi, il lettore non necessita di alcun tipo di "preparazione". 

     Di conseguenza, nei 10 libri più letti di sempre, di "cultura" ve n'é poca davvero, per non dire nulla. I teologi od anche i politologi potrebbero dissentire quasi sicuramente, ma è un dato di fatto che sia i testi religiosi, sia quelli a carattere politico sono degli ottimi tentativi di diffondere, naturalmente ognuno in base al proprio punto di vista, dei veri e propri "princìpi di vita", con l'aggiunta di quella sott'intesa pretesa di volerli presentare come gli unici possibili, discriminandone degli altri, anche similari.

     Per stessa definizione la "cultura", al contrario, apre le porte a qualunque possibilità di confronto, che è alla base dell'arricchimento del concetto iniziale e del logico incremento progressivo di sviluppo poi. In breve, la cultura, come le cellule preposte a dare la vita, usa accrescersi moltiplicando le sue potenzialità, in funzione dell'incontro con altre forme di cultura. Cosa sarebbe mai stata l'architettura senza la matematica? E la storia senza la scrittura in grado di tramandarla? 

       La sostanziale e determinante differenza dei contenuti dei testi religiosi e politici che troviamo nella classifica dei 10 e quelli spiccatamente a carattere culturale è, pertanto, proprio nell'obiettivo finale degli stessi: i primi sanciscono dei princìpi definitivi, di fatto, incontrovertibili e che "devono" essere osservati da chiunque, pena la condanna divina o terrena; i secondi sanciscono dei princìpi temporanei , in attesa di acquisire ulteriori conoscenze tali da poter rafforzare o rivedere radicalmente quanto fino a quel momento affermato, sempre con l'obiettivo unico dell'ottenimento di un risultato sempre migliore, pena... nessuna.

       Ecco quindi a cosa serve scorrere la classifica dei 10 libri più letti di sempre. Non per mera curiosità, ma per meglio comprendere quale sia l'indole umana, solitamente dedita più alle attività meno dispendiose (fisicamente o intellettualmente) e quindi più propensa ad accettare concetti e princìpi formulati da altri. Non a caso gli uomini di vero ingegno, i cosiddetti geni della musica, della pittura, della scienza, ecc., da sempre non sono che una parte davvero minima dell'intero genere umano. 

     Da ciò, pertanto, il bisogno, in linea di principio e non solo, di alimentare la "cultura", immaginandola come un soggetto fisico, del quale abbiamo a cuore le sorti e la stessa esistenza, e che quindi pensiamo di voler curare, proteggere ed alimentare al meglio delle nostre possibilità, dando naturalmente noi stessi l'esempio; il tutto un po' come siamo portati a fare con i nostri figli. Così come, infatti, ci prendiamo cura in forma piena e coinvolta dei nostri figli, che amiamo, alimentiamo e curiamo al massimo delle nostre possibilità, anche la "cultura" andrebbe considerata e trattata allo stesso modo, perché le due cose non possono essere distinte l'una dall'altra: il sapere, il sapere sempre più, regalerà ai nostri stessi figli, un mondo sicuramente sicuramente migliore e fornirà loro  un più che utile esempio da seguire per poter fare altrettanto. 

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